Stefano Gerbaudo nasce a Centallo il 30 luglio 1909. Riceve il Battesimo pochi giorni dopo, il 4 agosto, nella chiesa parrocchiale del paese, per mano del viceparroco don Francesco Bertotti. I suoi padrini sono Antonio e Maria Bernardi.
Don Stefano nasce nel “ciabot ’d le finanse”, un piccolo rustico di proprietà demaniale situato nella zona dei Sagnassi, dove il padre svolge il ruolo di custode dei canali irrigui. Una famiglia semplice e laboriosa, radicata nella fede e nella dignità del lavoro.
Fin da giovane, Stefano manifesta una profonda sensibilità spirituale e un'intuizione interiore verso la vocazione sacerdotale. Innamorato della sua chiamata, vivrà il sacerdozio in pienezza, con radicalità e amore.
Nel 1944, getta un piccolo “granello di senape”, che germoglierà in un'opera destinata a crescere nel tempo: l’Istituto delle Missionarie Diocesane di Gesù Sacerdote, oggi attivo in Italia, Argentina e Brasile.
Don Stefano si spegne a soli 41 anni, il 28 settembre 1950, dopo una lunga e dolorosa malattia, lasciando ai suoi fedeli queste parole:
Dal cielo vi aiuterò di più
Anche durante gli anni di lavoro nei campi, Stefano (teulin) non manca mai al Catechismo domenicale. La fede cresce dentro di lui, silenziosa ma viva. La sua vocazione si matura nell’ascolto della Parola, nella preghiera quotidiana e nel servizio umile.
Determinante fu l’influenza di una Catechista attenta e sensibile, che seppe riconoscere la luce particolare nei suoi occhi, e il sostegno paterno del Parroco, che lo accompagnò passo dopo passo.
A 14 anni, dopo aver lasciato i libri ormai da 4 anni, entra in seminario, da subito con il fermo proposito di diventare "Sacerdote santo a qualunque costo".
Nel 1935, a soli 26 anni, Don Stefano Gerbaudo viene ordinato sacerdote. Il giorno successivo celebra con emozione la sua prima Messa nel Santuario di Cussanio, luogo a lui particolarmente caro.
Dopo alcuni mesi nella Cattedrale di Fossano, è inviato come viceparroco a Villafalletto, dove rimane per quattro anni.
Nel 1939, a soli 30 anni, gli viene affidato un compito delicato e importante:
Direttore spirituale in Seminario (all’epoca frequentato da numerosi giovani);
Assistente diocesano della gioventù femminile di Azione Cattolica.
Erano anni di grande fermento ecclesiale e Don Stefano vi si immerse con tutto se stesso.
A Villafalletto, come viceparroco, Don Stefano si fa conoscere per il suo zelo pastorale, la vicinanza ai poveri, la dedizione ai giovani. È un prete di strada, ma anche di preghiera. Ama il silenzio, l’adorazione, la confessione.
Viene ricordato per la cura della liturgia, le catechesi profonde e la capacità di accompagnare spiritualmente le anime. Fu in quegli anni che cominciò a emergere il suo carisma di padre spirituale, che avrebbe poi maturato pienamente nel Seminario.
Nel ruolo di Assistente diocesano della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, Don Stefano avvia un percorso nuovo: a partire da un piccolo gruppo di giovani donne, dà vita a una nuova forma di consacrazione laicale.
Nasce così la prima comunità delle “Cenacoline”, oggi Missionarie Diocesane di Gesù Sacerdote. A loro Don Stefano chiede preghiera, sacrificio e dedizione totale per la santificazione dei sacerdoti e il servizio alla Chiesa diocesana.
Come si evince dalle numerose testimonianze, le giovani erano come galvanizzate da questo prete: un prete paterno, ma esigente perchè coerente; perchè lui per primo viveva l'intimità di Dio; per primo viveva e testimoniava ciò che diceva, viveva e testimoniava il Vangelo.
Santificate l'istante che passa, dimenticate il passato santificate il presente.
la vita di un sacerdote è fatta per gli altri, è fatta per amare, è fatta per perdonare, è fatta per aiutare.
"Vi mando come padre spirituale un Sacerdote Santo, è una perla preziosa, sappiatela sfruttare".
Nel pieno della maturità spirituale, Don Stefano offre la propria vita a Dio.
Secondo quanto rivelato successivamente, Padre Pio confermò che Don Stefano aveva offerto sé stesso per la santità di un seminarista e delle sue Cenacoline.
Durante la malattia, due sacerdoti – Don Alessandro Lingua e Don Giacomo Cavallo – si recano a San Giovanni Rotondo per chiedere una grazia a Padre Pio. Il frate, però, risponde che l’offerta è già stata accettata da Dio.
Don Stefano muore il 28 settembre 1950, a soli 41 anni, consumato da un cancro alla spina dorsale.