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Il breve, ma intenso ministero sacerdotale di Don Stefano Gerbaudo, si svolge attorno a tre attività fondamentali:
• la formazione spirituale dei seminaristi;
• la collaborazione con i parroci anziani di diverse parrocchie;
• la formazione della gioventù femminile di Azione Cattolica di cui è Assistente diocesano.
A piccoli passi nasce così la Famiglia delle Cenacoline di Cristo Sacerdote, che si ispira ai grandi misteri del Cenacolo.
Nel primo Statuto, redatto da Don Stefano, è definito lo scopo della Famiglia Spirituale:
"Curare la santificazione propria e altrui attraverso una più diretta collaborazione con il Sacerdote".
Don Stefano richiede che ogni Cenacolina sia iscritta all'Azione Cattolica e impegnata nell'apostolato là dove vive, a partire dalla propria famiglia, nella parrocchia, nella professione, ovunque si trovi.
Si delineano così fin da subito, le caratteristiche degll Istituti Secolari che saranno definite successivamente dal Concilio Vaticano II: "non una nuova forma di vita religiosa, ma una nuova vocazione che si esprime con la Consacrazione vissuta nel mondo, come laici."
Negli utlimi anni della sua vita Don Stefano matura un programma di vita più impegnativo che propone ad alcune di queste giovani che conosce maggiormente. A loro viene richiesto di emettere annualmente i voti di povertà, castità e obbedienza, oltre ad un maggiore impegno nell'apostolato.
La scomparsa prematura di Don Stefano, il 28 settembre 1950 a soli 41 anni, lascia un iniziale smarrimento nella Famiglia Spirituale delle Cenacoline, ma non viene meno la fiducia nella bontà di Dio, nella certezza che Don Stefano continua ad accompagnarle, come egli stesso ha promesso:
"Dal cielo vi aiuterò di più".
Don Stefano Gerbaudo invita alcune giovani dell'Azione Cattolica, ad impegnarsi in una intensa preghiera ed a testimoniare la loro fede negli ambienti in cui vivono: nella professione, nella società, nella chiesa.
Nasce così la Famiglia Spirituale delle Cenacoline, legata al Cenacolo con al centro la spiritualità, eucaristica e sacerdotale. Esse si impegnano con i tre voti di povertà, castità e obbedienza.
Dopo la morte di Don Stefano Mons. Borra, allora Vescovo di Fossano affida il gruppo delle Cenacoline a Mons. Giorgio Canale Vicario Generale della Diocesi e Rettore del Seminario. Il numero dei membri si accresce, iniziano le prime attività nella Diocesi e la vita in comune, prima nella parrocchia di S. Bernardo, poi in Casa Diocesiana, su invito del Vescovo.
Mons. G. Canale, dà un valido fondamento teologico e ascetico del gruppo, in linea con gli Istituti Secolari che stavano nascendo nella Chiesa in quegli anni.
Molte giovani Cenacoline esprimono la loro Consacrazione a Dio come laiche Consacrate nel mondo e assumono il nome di Missionarie Diocesane di Gesù Sacerdote.
La prima presenza è in Francia tra i minatori italiani emigrati nella Lorena. Le prime Missionarie che intrapresero questa avventura si sistemarono in una baracca di legno, tra le famiglie dei minatori, favorendo il loro inserimento nella nuova realtà sociale ed ecclesiale, attraverso un lavoro di promozione umana e di catechesi. Sorgono 4 centri dove le Missionarie condividono la vita dei minatori in riferimento alla società francese e nella chiesa.
Si apre la missione nella Chiesa Universale.
Nel 1962, durante il Concilio Vaticano II, il Vescovo della giovane diocesi di Comodoro Rivadavia, in Patagonia, si reca a Roma e successivamente arriva a Fossano per chiedere sostegno alla sua Chiesa appena nata. Accogliendo il suo appello, il 5 gennaio 1963, tre Missionarie italiane, insieme a un sacerdote diocesano, partono da Genova con destinazione l’Argentina.
Destinate a una Casa del Bambino, si prendono cura di circa ottanta bambini abbandonati, accogliendoli con amore e spirito evangelico. Ben presto altre Missionarie si uniscono a loro, ampliando la presenza dell’Istituto nella regione. Oltre all’impegno educativo e assistenziale, le sorelle iniziano anche un servizio nella pastorale parrocchiale, diventando presenza viva e operosa nella comunità locale, in un contesto segnato da povertà e isolamento.
In risposta alla richiesta del Vescovo di Doumè, nel Camerun, l’Istituto apre la sua prima missione africana. Due missionarie infermiere, dopo essersi specializzate in malattie tropicali ad Anversa, si rendono disponibili a prestare servizio in una realtà segnata da estrema povertà e dalla quasi totale assenza di strutture sanitarie. Si stabiliscono a Batouri, dove iniziano il loro impegno tra i malati di lebbra e tubercolosi, offrendo cure e vicinanza umana in condizioni difficilissime.
Contemporaneamente, una terza missionaria viene inviata in Egitto, nella periferia del Cairo, con la missione di promuovere l’educazione delle donne che vivono nelle bidonville, in situazioni di grave degrado e precarietà igienico-sanitaria. Anche lì, la testimonianza evangelica si esprime attraverso la vicinanza concreta e la promozione umana.
Nel 1973 l’Istituto avvia la sua missione in Brasile, precisamente a Orlândia, una cittadina situata a 500 km da San Paolo, nella Diocesi di Franca. Due missionarie si dedicano inizialmente alla formazione umana e cristiana delle giovani locali, offrendo un percorso di crescita integrale. Alcune di queste ragazze scelgono poi la consacrazione secolare, abbracciando la spiritualità del Cenacolo nella vita quotidiana.
Parallelamente, le missionarie mettono a disposizione della Chiesa locale il loro impegno per attività di assistenza e promozione sociale, con particolare attenzione alle necessità del territorio. Alcune giovani brasiliane decidono di vivere la vocazione consacrata nel mondo, formando piccoli gruppi di vita fraterna o rimanendo nelle proprie famiglie.
Un importante campo di azione riguarda la pastorale dei bambini (“criança”), rivolta soprattutto alle mamme, con programmi di educazione umana, igienico-sanitaria e nutrizionale. Questo intervento ha contribuito a una significativa riduzione della mortalità infantile in diverse zone del Paese, incarnando una testimonianza concreta e viva del Vangelo.
Il 1985 è una data storica per l'Istituto, che ottiene l'approvazione della Santa Sede. Mons. Canale, nella felice ricorrenza scrive: "Il riconoscimento 'Ufficiale' di S. Madre Chiesa è un segno e una garanzia che il nostro Istituto risponde a un chiaro progetto di Dio e ci immette più profondamente nel mistero della Chiesa".
Intanto nei diversi paesi in cui si diffuse l’Istituto sorsero diverse vocazioni locali. Una tappa fondamentale dell’Istituto è rappresentata dal riconoscimento della Santa Sede avvenuto il 21 novembre 1985. In tale data mons. Severino Poletto, Vescovo di Fossano, decretò l’erezione in Istituto Secolare di diritto diocesano, l’Istituto delle “Missionarie Diocesane di Gesù Sacerdote”.
Attualmente l'Istituto delle Missionarie Diocesane è presente in Italia, Argentina e Brasile con diverse vocazioni locali. Le Missionarie vivono pienamente inserite nel mondo attraverso la loro professione, condividono la vita di tutti con un'attenzione ai più poveri, nell'impegno a livello sociale ed ecclesiale.
La consacrazione secolare si fonda sull'Incarnazione di Cristo. É una vocazione vissutta nel mondo: pienamente laiche e pienamente consacrate in un mondo da amare.
Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito
(G.v 3,16)
L'albero della Missione Dicoesana ha prodotto un germoglio nuovo: la Fraternità di Gesù Sacerdote.
Nata in Italia nel 2006, si è sviluppata in Brasile e Argentina. Un centinaio di persone che condividono la spiritualità delle Missionarie Diocesane nei diversi stati di vita alla riscoperta del sacerdozio battesimale e della missione che esso comporta.
"Poi mi rivela il suo progetto, mi chiede se sarei stata contenta di conoscere, di approfondire di più la chiamata di una consacrazione nel mondo. Io certo ricordo che dicevo: "Ma io non conosco... non conosco." E lui: "É proprio questo quello che voglio spiegare". Mi ha presentato così quella che lui vedeva per me, nella mia povertà e nel mio nulla, la chiamata, la volontà di Dio. Me l'ha presentata e a partire di lì ho cominicato il mio cammino"
(Pina)
"Mi parla a lungo di quell'idea - per la quale è da tempo che lui pregava, che lui pensava, che si era consigliato - che voleva iniziare un gruppo particolare di giovani che pregassero e lavorassero per e accanto ai sacerdoti, nell'apostolato - a quei tempi si diceva così - e che pregrassero, che si offrissero anche per piccoli servizi... E lui mi dice "Non abbia paura, è la prima volta che gliene parlo, adesso cominci a pregare sul serio e lo Spirito Santo le suggerirà".
(Lucia)